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Privacy & Sorveglianza

"Stiamo per entrare nell'era dello spionaggio di massa", dice Schneier. È in ritardo

15 giugno 2026 · di Angelo Pallanca (Pan) · 4 min di lettura

C'è una frase di Bruce Schneier che gira da qualche mese e che merita di essere presa sul serio, non come slogan ma come diagnosi.

"We are about to enter the era of mass spying."

Stiamo per entrare nell'era dello spionaggio di massa. Lo scrive in un saggio del 2026 per il George Washington Journal of Law & Technology, e parte da una distinzione che di solito saltiamo a piè pari.

Sorveglianza non è spionaggio

Schneier la spiega con un esempio vecchia scuola. Se assumo un detective per sorvegliarti, ottengo un rapporto su dove sei andato, chi hai incontrato, cosa hai comprato. Metadati. Se lo assumo per spiarti, ottengo un'altra cosa: il contenuto. Cosa hai detto davvero, parola per parola.

La differenza non è accademica. La sorveglianza di massa ce l'abbiamo da PRISM in poi: i metadati si raccolgono in automatico da quindici anni, costano pochissimo, e nessuno si scandalizza più. Lo spionaggio di massa no. Quello è sempre stato troppo caro.

Spiare richiedeva un essere umano che ascoltasse i nastri. E gli esseri umani si annoiano, costano, vanno a casa la sera.

Ecco il punto che teneva in piedi la nostra privacy residua. Non la crittografia, non il GDPR, non i buoni propositi delle aziende. La noia umana. Leggere tutto quello che diciamo, tutti, era economicamente impossibile.


Dove Schneier è troppo educato

Quando dice "stiamo per entrare", Schneier è gentile. Ci siamo già dentro.

Una macchina non si annoia. Non chiede gli straordinari, non va in ferie, non si distrae al terzo audio di WhatsApp. Un modello può leggere il contenuto di ogni email, ogni chat, ogni trascrizione vocale di un'intera popolazione e tirarne fuori un riassunto, con tanto di tono emotivo e lista di persone "da tenere d'occhio". Quello che prima richiedeva un palazzo di analisti ora richiede una API call.

Lo spionaggio di massa non è una soglia che dobbiamo ancora attraversare. È una voce di costo che è appena crollata.

E qui si incrocia un secondo pezzo di Schneier, di giugno 2026, sul rapporto tra crittografia e AI. Per decenni la matematica ha giocato dalla parte del difensore: aggiungi un bit alla chiave e raddoppi il lavoro dell'attaccante, quasi gratis per te. Un'asimmetria bellissima, l'unico posto dove i buoni partivano in vantaggio.

"AI has demonstrated a superhuman ability to find vulnerabilities in software and to write exploits."

L'AI quell'asimmetria non la tocca sul lato matematico, la aggira su quello umano. Non deve rompere la cifratura: deve trovare il bug nel software che la circonda, o più semplicemente rubarti il token di sessione mentre sei loggato. Come ha scritto uno dei commentatori sotto quel post, l'AI non ha bisogno di forzare OAuth, le basta sapere come rubare il token. La crittografia resta perfetta. È tutto il resto a essere di carta.

Schneier lo dice da vent'anni con una frase che andrebbe stampata: la matematica non ha agency, non protegge niente da sola. Va scritta in software, infilata in un sistema, gestita da un OS, configurata da umani stanchi. Ogni passaggio è una crepa. L'AI è una macchina che le crepe le trova tutte, in parallelo, senza pause caffè.


La domanda che nessuno vuole fare

Allora la domanda non è più tecnica. Non è "riusciranno a spiarci". La risposta è sì, possono, e a tariffe da listino.

La domanda vera è economica, ed è quella che Schneier lascia implicita: finché spiare costava, eravamo protetti dall'avarizia di chi ci sorvegliava. Nessuno spreca un analista per leggere le chat di un cittadino qualunque. Ma quando leggere il contenuto di tutti costa quanto una bolletta del cloud, l'incentivo si ribalta. Non serve più una buona ragione per spiarti. Serve una buona ragione per non farlo, e quelle ragioni le scrivono gli stessi che firmano gli appalti.

Mi viene in mente la regola non scritta di chiunque abbia mai gestito un sistema: tutto ciò che è possibile e gratuito, prima o poi qualcuno lo fa. Lo spionaggio di massa ha appena spuntato entrambe le caselle.

Schneier dice che stiamo per entrare in quell'era. Io credo che ci abitiamo già da un po'. La differenza è solo che adesso il portiere è un modello, lavora ventiquattr'ore su ventiquattro, e ha letto anche questo.