La tua istruzione era un attrezzo da lavoro. Stanno chiudendo l'officina.
A scuola ci hanno fatto vedere tutti lo stesso grafico rassicurante. Nel 1861, anno dell'Unità, il 78% degli italiani non sapeva né leggere né scrivere. Poi la curva scende, scende, scende, e finisce a zero come la storia di un eroe. Lieto fine, sipario, andate in pace.
Solo che la curva ha ripreso a salire. Senza dirlo a nessuno, senza un comunicato stampa, senza nemmeno un grafico nuovo per non rovinare la sorpresa. Il nuovo analfabeta non è quello che non sa decifrare le lettere. Sa benissimo decifrarle. Ha solo smesso di leggere, e soprattutto ha smesso di capire cosa legge. Ci abbiamo messo cento anni a tirare su quella curva. La stiamo smontando nel tempo di uno scroll.
Ti hanno alfabetizzato perché servivi alfabetizzato
Qui arriva la parte scomoda, quindi prendi fiato. L'alfabetizzazione di massa non è mai stata una conquista morale. Non è il momento in cui l'umanità si è guardata allo specchio e ha deciso di diventare più buona. Per millenni saper leggere è stato un lusso da pochi, e nessuno perdeva il sonno.
Poi nel giro di un secolo hanno spedito tutti a scuola, e non per amore dei bambini. Per tre motivi molto pratici. Serviva una nazione: un'Italia spaccata in cento dialetti non poteva mandare i suoi figli a morire in guerra senza prima dargli una lingua comune e una patria da leggere ad alta voce. Serviva un'economia: la fabbrica voleva teste oltre che braccia, gente capace di leggere un manuale e firmare una carta. E serviva la favola della mobilità sociale, il figlio del contadino che studia e scala la piramide, che funzionava benissimo proprio perché conveniva a tutti, tranne forse al contadino.
La Legge Casati, la Coppino del 1877, la Orlando del 1904: non sono nate da un'illuminazione pedagogica, sono nate da una bolla paga. L'istruzione pubblica è stata, fin dall'inizio, una dotazione di lavoro. E come ogni attrezzo aziendale, quando non serve più te lo ritirano a fine turno. Te lo dico perché ne ho già scritto in altre forme: quando una cosa te l'hanno concessa, possono anche revocartela.
Non è mai stato un regalo. Era un badge. E i badge si disattivano.
L'analfabeta nuovo ha la connessione
L'analfabetismo che ti impediva di firmare è sparito. Al suo posto c'è quello funzionale, più elegante, con lo smartphone. Secondo l'OCSE in Italia siamo intorno al 35% di adulti che si fermano ai livelli più bassi di comprensione: leggono le parole, ma se il testo supera le tre righe o chiede di capire una cosa non scritta a chiare lettere, si perdono. In Europa stiamo nei posti in fondo alla classifica, quelli dove di solito esultiamo solo nel calcio.
E poi è arrivata l'AI a dare la spallata. Temi, riassunti, versioni di latino, problemi: tutto delegato. Non è nemmeno più copiare, che almeno richiedeva la fatica di ricopiare a mano e qualche crampo. È un appalto. Hai esternalizzato la trafila tra il cervello e il foglio a un fornitore esterno, e il ragazzo che lo fa non è scemo, è razionale: perché allenarsi a scrivere se una macchina lo fa meglio e in tre secondi? Il problema è che leggere è un muscolo. Smetti, si affloscia, e torni allo stato pre-1861. Con il Wi-Fi, ma pre-1861.
Il sistema ha smesso di volere che tu capisca
Tutte le rivoluzioni tecnologiche prima di questa sostituivano le braccia. L'AI è la prima che sostituisce le teste. Leggere, scrivere, calcolare, amministrare: roba che ora una macchina fa a un costo ridicolo. Tradotto: il sistema non ha più bisogno di cittadini istruiti. La scuola, che era un investimento per fabbricare lavoratori utili, oggi sul bilancio dello Stato è solo un costo che non rende.
"Ma il capitalismo ha bisogno di consumatori." Verissimo. Solo che per consumare non serve capire. Il consumatore perfetto è proprio quello che si ferma alla terza riga, che non legge le condizioni del contratto e clicca Accetto come si respira. Per consumare basta saper scrollare. Il sistema non ha smesso di aver bisogno di te. Ha smesso di aver bisogno che tu capisca.
E intanto il divario fa il lavoro sporco. La scuola pubblica affonda tra classi pollaio e prof in fuga, mentre fioriscono le private d'élite dove si paga caro per insegnare ai figli esattamente ciò che l'AI non sa replicare: pensiero critico, argomentazione, retorica, ragionamento complesso. Alla massa raccontano che leggere non serve più. L'élite, che il sapere è potere lo sa da sempre, compra il contrario. Per millenni una piccola cerchia alfabetizzata ha governato una massa che non lo era. Il secolo in cui leggevamo tutti è l'eccezione, non la regola.
L'ultimo gesto sovversivo
La cosa bella è che non serviranno roghi di libri. Niente divieti, niente fiamme, niente distopia in costume. Bradbury l'aveva già capito: non c'è bisogno di bruciare i libri se convinci la gente a non aprirli. Basta rendere la scuola pubblica abbastanza scadente da sembrare inutile e far passare la lettura per una fatica da sfigati. Alla pigrizia ci pensiamo noi, uno scroll alla volta.
Quindi, visto che l'attrezzo te lo vogliono ritirare a fine turno, la mossa è semplice e cattiva: non riconsegnarlo. Oggi leggere un libro intero, lungo, difficile, di quelli che dopo dieci pagine vorresti controllare il telefono, non è più un passatempo. È la cosa più sovversiva che tu possa fare col tuo tempo libero. Tienitelo stretto, quel badge. Soprattutto adesso che vorrebbero disattivarlo.
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